ECOCOMPATIBILITÀ TRA SFIDA E BELLEZZA

di Camilla Baresani
Scrittrice

Mutano le esigenze dei cittadini e verranno magari abbattuti i centri commerciali per lasciar posto a immensi hub per lo stoccaggio e la distribuzione di merci a domicilio, mentre le pianure si riempiranno di server farm che custodiscono i nostri fragili dati. Riempiremo grattacieli e condomini di terrazze e balconi su cui far prosperare specie vegetali i cui pollini non scatenano allergie. Gli scali ferroviari lasceranno posto ai parchi e all’edilizia sociale. Verrà scoraggiato il parcheggio selvaggio e dunque anche l’uso di automezzi privati, con la moltiplicazione di zone pedonali e piste ciclabili: non siamo forse nella civiltà della condivisione? 
Tutto questo è assodato, è parte di un’evoluzione naturale e di dibattiti accesi che durano da decenni. Pro o contro le chiusure al traffico, pro o contro i parcheggi in strada, pro o contro le piste ciclabili, pro o contro il verde urbano, pro o contro la nuova edilizia del “rammendo” di costruzioni esistenti.
Ma la vera sfida della contemporaneità è nei materiali. Urbanistica, edilizia e design contano sull’innovazione delle materie per la progettazione delle città, dei negozi, delle abitazioni. Proprio come è accaduto per l’abbigliamento e l’arredamento che sono stati rivoluzionati dall’introduzione di nuovi tessuti, sempre più caldi ma al contempo più leggeri, sempre meno “spinosi”, impermeabili ma traspiranti, sempre più elasticizzati, antimacchia, ignifughi, stonewashed non stiro. Altrettanto avverrà nell’edilizia e nell’urbanistica. 
Partiamo dal materiale di base, in un certo senso il più semplice, che caratterizza la vita urbana e quella dell’uomo contemporaneo in perenne movimento: l’asfalto. Nelle nostre reminiscenze è associato a qualcosa di negativo. Ricordate il celebre film di John Huston, Giungla d’asfalto? Uscito nel 1950 creava una connessione proverbiale tra avidità sconsiderata, vita ur-bana, criminalità diffusa. Quanti genitori campagnoli avranno palpitato per i figli che lasciavano la fattoria di famiglia per andare a cercar fortune velleitarie in una giungla d’asfalto? Ebbene, i conglomerati bituminosi drenanti di questi anni, che assorbono emissioni inquinanti e rumori di rotolamento, con caratteristiche antighiaccio e antineve, stampati con colori vi-vidi per segnalazioni stradali, hanno fatto perdere all’asfalto le risonanze negative associate al suo nome. 
Oggi l’asfalto è cool, innovativo, interessante. In Inghilterra, poi in Olanda e in Polonia, e ora anche in Italia, sono state create piste ciclabili e pedonali come tappeti luminosi, senza dispendio di energia elettrica. Questi sentieri sono fatti con asfalti a base di fosforo, che durante il giorno si caricano e di notte sprigionano le radiazioni solari accumulate. Aspettiamo un film romantico di un grande regista che, celebrando amori e disamori sorti durante scorribande notturne lungo i sentieri fosforescenti, riabiliti definitivamente l’immagine dell’asfalto. 

Tra l’altro, sempre a proposito di materiali, la tecnica della luminescenza che ricorda i colori dei pesci di fondale è stata applicata anche a resine da rivestimento, a piastrelle di ceramica e a mosaici di tessere di vetro, fino a farci immaginare case la cui illuminazione sarà indipendente dall’energia elettrica. Naturalmente, la grande sfida dei materiali contemporanei è l’ecocompatibilità. Dopo i decenni dell’industrializzazione e delle costruzioni con uso di materiali che contengono amianto e che, come nel tragico caso dei grattacieli londinesi di edilizia popolare, favoriscono la diffusione del fuoco, l’edilizia contemporanea è impegnata nella continua sperimentazione di nuovi materiali privi di difetti.
Prendiamo il legno. Tutti abbiamo sognato cucine e bagni col parquet, che subito ci venivano però sconsigliati perché si macchiano, si graffiano, si scollano. Ed ecco allora i laminati e il PVC, il gres porcellanato, la serie dei materiali che simula il legno, comprese le doghe composite in WPC, cioè un composto di legno (di solito bambù) e plastica, adatto a pontili, bordo piscina, terrazze.
Senza considerare che oggi l’edilizia prevede la costruzione di palazzi multipiano con l’intelaiatura di legno, che hanno il vantaggio della rapidità di montaggio, della stabilità antisismica e del risparmio energetico ed economico. Per decenni il nostro Paese è stato il dominio del cemento armato, e pensavamo alle suggestive casette/bungalow americane come regni degli insetti, delle combustioni, della deperibilità. Ma il legno contemporaneo non è più il materiale fragile e costoso del passato. Vernici, colle, rivestimenti per pareti e pavimenti, schiume e pannelli fonoassorbenti, ecocompatibilità associata a bellezza… l’industria dei materiali è diventata negli ultimi due decenni fonte di continue innovazioni che ampliano in modo sorprendente lo spettro delle possibilità e della creatività non solo degli imprenditori e dei progettisti ma anche dei privati. Il primo numero di Urbano ha dedicato un’affascinante galleria fotografica al susseguirsi delle usanze nel campo dei rivestimenti edilizi milanesi. Sono materiali che ci permettono di fissare l’epoca di un palazzo proprio come le minigonne di Mary Quant, i capelli con la permanente o le spalline imbotite. Le citazioni stilistiche degli anni seguenti non hanno ovviamente la freschezza ruspante delle prime edizioni di questi caposaldi dello stile di un’epoca. Milano ha le sue datazioni e mode: dal marmo e dal travertino degli anni Venti, alla pietra di Gré, al mattone, fino a quei materiali che oggi ci paiono veramente brutti, il mosaico, il clinker, il cemento a vista e i pannelli metallici, e poi via con il vetro riflettente che ci ha fatto sentire newyorchesi, con l’asfalto delle zone circostanti i grattacieli smollato dal calore, fino ad arrivare alla contemporaneità della vegetazione tappezzante. 
Ora il legno diventerà onnipresente anche sulle facciate? La sfida dei materiali è sempre più serrata e appassionante.